E andiamo. Giornata uggiosa ma piuttosto caruccia, via, le giornate uggiose in fondo sono carucce se non fai troppo caso alle facce della gente che sembra avere problemi con il mondo, il mondo e le giornate uggiose, mamma mia, tu eviti quelli e Gol al trentacinquesimo del secondo tempo che ristabilisce la partita sul punteggio di Spengi quella cazzo di televisione, come credi che ce la faccia a Scusa, oh, stai calmo, eh, E tu spengi quell'accidenti e me ne sto calmo, okay?, okay, okay, bravo. Grazie.
Ma le giornate uggiose sono anche belle, insomma. Come una partita (al trentacinquesimo del secondo tempo, oddio, no, basta), una partita che finisce pari, ma che bel pari, proprio una partita entusiasmante, anche se le giornate uggiose non hanno niente di entusiasmante, ma insomma, oh.
Allora facciamo così, magari una partita anche brutta, ma ci sono io che tifo per la mia squadra e anche se fa schifo è sempre la mia squadra, e allora via, ci si diverte uguale, anche se Non ho un cazzo di voglia di nulla oggi, sai?, Nessuno ti obbliga a far In realtà ho voglia solo di starmene qui, ecco, Benissimo, stattene lì, stattene lì, stattene lì mi dice, ma che cazzo, io sono un grande tifoso di giornate uggiose, ma piuttosto scervellato, e Dai ma dimmi almeno che fare, su, Beh, lì sul divano?, Eh, sì.
Mah.
Uao che risposta, forse è meglio che si riaccenda quell'accidente allora, se proprio non mi devi degnare di una Un libro!, Eh?, Leggi un libro, ecco, tre ore per pensare a questo, Vabbè, grazie dello sforzo, Casimiro. Un libro.
(Libri uguale lettura uguale storie uguale niente di particolarmente interessante - niente di particolarmente interessante, no no. Seppure.)
Guarda che dico davvero, D'accordo allora, che mi proponi?, E che ne so, alza il culo e vai a vedere un po', alza il culo, ma senti questo, E dove, scusa?, Nella biblioteca, miseria cane, questo ha pure una biblioteca, se mi riesce la faccio schiattare anch'io una vecchia ereditiera per prendermi tutto il suo stramaledetto Di là, sta la biblioteca, Che accidenti di casa, accompagnami, dai. Patrimonio.
Forse è uno strano effetto collaterale/giornate uggiose, tutta 'sta specie di euforia che c'ho addosso, non so se si nota, si nota?, si nota, ma insomma, mica devo render conto a nessuno, se Ma che accidenti di casa, dico io, se appunto sono, come dicevo? Un accidenti di casa, appunto, vecchie ereditiere e giornate uggiose. Tifo per una squadra del cazzo, ma vabbè. Mi sa che ho perso il filo.
Insomma faccio quel che cazzo mi pare, come sempre.
Anche nelle case di vecchie ereditiere - che poi me la immagino quella poveretta, tutta ossessionata eccetera, che uno potrebbe anche riderci, che cose strane, sarà che sono piuttosto macabro, lo sono?, lo sono, ma che ci si può fare, ognuno è fatto a suo modo, e io così, pazzo e con le voci in testa e che – appunto – faccio e penso e dico quel che cazzo mi pare, anche nelle case di vecchie ereditiere eccetera, NOVE DICEMBRE 2007: fino allora la pacchia ci sta, e poi dopo no, pace, d'altronde è giusto, io ne sono convinto, non perchè lo dicono tutti, sia ben chiaro, io mi faccio una pippa di quello che dicono tutti, mi raccomando questo, ma perchè poi ad andare avanti, a perseverare, sapete come si finisce, no? Male, ecco come. Ci vuole anche del sacrosanto equilibrio. Mettete conto che io continui su questa strada per ancora molto tempo, già mi ci vedo per le strade ubriaco marcio a raccattare dei centesimi nel mio cappello logoro e sudato. E poi che mi metto a spiegare, tanto è inutile, voi non capite un cazzo, voi non capite un bel Ma nel frattempo l'importante è non pensarci, tipo a farsi seghe mentali su come Eccoci finirà eccetera, altrimenti uno rischia di Scegline pure uno stare sempre a pensare a quello e basta, e quindi Ehi, mica sono scemo, magari pazzo e oggi con un'euforia Ci sei? particolare, questo ve lo concedo, ma sappiate che – sappiatelo – tra deliri e puttanate varie io sono sempre capace
di tornare
in me.
- Io i libri li detesto.
- Come li detesti?
Li detesto. E soprattutto gli scrittori, detesto. Anzi, non detesto. Odio. Sono persone irresponsabili.
“E vissero per sempre felici e contenti."
Stronzi. Non vi sembrano stronzi? Cazzo, lo sono. Sono stronzi, ecco cosa. Io spero di non doverne mai incontrare uno. Lo ammazzerei, guardate. Ecco.
- In una biblioteca di solito ci sono libri, Joey.
Scrittori. Bah. Che loro mica se ne rendono conto di quello che fanno, mica ci riflettono, quando prendono la stilografica o la biro o la tastiera del computer o quel che diavolo volete, e si mettono a scrivere. Non ci pensano nemmeno per un nanosecondo.
E andiamo. Tipical, tipical, very tipical. Oh, yeah.
Pensano a una storia mirabolante, questo sì, a come incastrare un'idea con un'altra, a fermare su carta un'ispirazione, ma certo che lo fanno, questo, nessun problema - shake that thing -, si ingegnano nel trovare i più efficaci metodi per accendere l'attenzione nel lettore, per farlo coinvolgere nella vicenda, urca, a questo pensano, eccome, per non parlare (for example) di come si destreggiano nell'ambito trito e ritrito del lui e della lei che si conoscono, si amano - I (cuore) you, and you? -, e c'è sempre un'avversità che rischia di mandare tutto a puttane, a questo, trovano doveroso scervellarsi, ma a capo di tutto ciò, una riflessione seria, l'hanno fatta?
Irresponsabili del cazzo. Perfect English.
Senza contare che la maggior parte di loro sono delle ignobili teste di merda che non hanno il coraggio di metter la testa fuori dal buco della loro casa, e se lo fanno, se mettono la testa fuori, dico, magari è per trarre ispirazione dal mondo circostante, per una delle loro tristissime rielaborazioni in chiave romantico – horror – giallo – vattelappesca della Comunque senti. Eh. Prendi questo, vai. Magari ti piace. Vita.
Ma poniamo il caso che ci sia anche uno scrittore, diciamus, colto. Diciamus, per bene. Diciamus, un uomo di mondo. Alla fine anche lui però finisce per propinarti una verità, una verità che (Plauto amicus est, magis veritas) è una, cazzo, e tu la devi accettare, non ci sono seghe. Non è che se tu sei – scripta manet - nero o bianco o uomo o donna o puttana o - verba volant - bambino o che accidenti volete, quel libro cambia. Macchè. Se ne rimane così, è scritto così, e così rimane. Esse Pi Qu Erre.
Sokrate aveva kapito tutto. Lui non ha lasciato scritto un bell'accidenti, e ha fatto bene. Lui kredeva nel dialogo, kazzzzzzo, e si metteva a discutere con la gente, lui, kiaro?, lui in persona, e non si nascondeva dietro uno stramaledetto foglio di karta, le diceva in faccia, le cose, kazzzzo, ed era disposto a cambiare atteggiamento a seconda di chi aveva davanti. Magari poi, per carità, poteva finire anche lui – saggio e grande eccetera come vogliono farci credere – anzi, krrredere - a sparare kazzzzate, ma la gente aveva occasione di ribattere, di contraddirlo - di zittirlo, insomma. Con un libro mika lo puoi fare.
- Insomma, come kazzo si intitola sto libro?
- Gocce di asfalto.
Da scommetterci che sia la solita merdata. Che ad ogni modo leggo, ma solo per dimostrare che E ancora. Non la finiva più. E io lì, a sorbirmi tutte quelle prediche, senza alzare un dito. In verità, farlo sarebbe equivalso a scatenarla ancora di più. Perciò attesi che il suo sfogo si esaurisse del tutto, e poi, senza aspettare che mi dicesse
Vai in camera tua,
andai in camera mia. Per il resto del pomeriggio, non fece altro che piangere.
Quella era mia madre, in buona sostanza, il giorno prima che partissi per il college. Mio padre se ne era andato quando avevo sei anni. Non nel senso che era schiattato, era fuggito con una di Alabama, il bastardo.
Giornate uggiose, vecchie ereditiere e Gol di Luca Toni al quarto d'ora della Abbassa, almeno, se proprio non la vuoi spengere, e tifo per una squadra di merda, Nobody docet, kazzzzo, povero vecchio bastardo di un collegiale con la situazione in famiglia merdosa – madre isterica, padre bastardo, ragazzo demoralizzato, già inquadrato il tipo, avrà un nome da checca tipo John, o Charles.
Jack.
Ci sono andato vicino. E comunque anche Jack mi sembra un nome da Il college faceva schifo. Il mio compagno di stanza era un certo Mark McDonald – come il pagliaccio degli hamburger, esatto. Era uno piuttosto serio, a prima vista. Ma forse lo faceva solo per nascondere la timidezza. Molti fanno così – voglio dire, si atteggiano a gran bulli quando in realtà si imbarazzano un sacco a dirti ciao o buongiorno o cose così. Io comunque ero solo come un cane, e bullo, timido o scemo, mi andava bene comunque.
“Piacere, sono Jack.”
“Dick Fredstone. Di', hai anche un cognome o sei un maledetto diseredato?”
“Cunnings.”
“Bene, Cunnings. Ci sono due cose che devi sapere di questo posto. La prima è che io prendo il letto di sopra. La seconda è che non devi rivolgere la parola alle Code Di Paglia. La terza è che ogni lunedì sera dalle 23 tu mi devi coprire. Esco da questa maledetta bettola. Chiaro?”
“Avevi detto due cose.”
“Ti ho chiesto se ti è chiaro.”
Stronzo: sì, era stronzo. Timido: no, non era timido. Scemo: ancora da appurare.
“Sì, è chiaro.”
“Perfetto. E non mi contraddire più.”
“Non mi permetterò, capo.”
A questo punto si scaldò. La parola “capo” non doveva andargli a genio, evidentemente.
“Senti un po', moscerino.” sbraitò. “Vedi di non combinare pasticci, okay? Che sto in un mare di merda con i topi di fogna di questo posto. Ancora un po' e mi sbattono fuori. Quindi stattene calmo e buono.”
“Okay.”
Prese una borraccia dal fondo di un cassetto e sbeverazzò un po'. Poi me la lanciò prendendomi dritto in pancia. Annusai un attimo il contenuto. Era un nonsocosa di alcolico.
“Ah, giusto a titolo informativo, tra un paio di orette ti portano a fare un bagnetto rinfrescante, eh. Goditelo anche da parte mia, e vedi di non scuoterti troppo.”
Un bagnetto. Intendeva una bella matricola. Ma che cazzo. L'idea non mi entusiasmava più di tanto.
“Ehi, cos'è quella faccia? E' la prassi. Non ci pensare. Bevi.”
“Sono astemio.”
Mark mi si avvicinò e mi prese la borraccia dalle mani.
“Più per me. Alla tua.”
E la svuotò.
Pagina diciotto.
“...fai mai quello che ti dico? Eh, perchè? Mai una buona, santissima, stramaledetta volta?”
Pagina centocinquantadue.
"Senti, adesso in qualche modo facciamo, okay?”
“Stavolta non ce lo salviamo il culo, dammi retta.”
Non avevo mai visto Mark così preoccupato. Avevo paura che da un momento all'altro si mettesse ad urlare. Matt e Vanessa erano nelle medesime condizioni, se non peggio. E pure io, se volete saperlo, non ero al massimo, quanto a stato d'animo.
“Sacro Dio, fammi venire al volante.” dissi alla fine.
“Cosa?” Tutti e tre mi fissavano stupefatti.
“Fammi venire a quel cazzo di volante, mi prendo la colpa, che tanto lo so con v..”
“Non fare puttanate, Jack.”
“Fanculo le puttanate, che hai idea di fare, scusa?”
“Ma non lo so, ce ne andiamo, come diavolo faccio a...ma senti, questa di venire al volante tu mi pare una ca..”
“MARK, TI SBATTONO FUORI, non ti ricordi? Ti prendono come un tappeto vecchio e ti mollano fuori di casa, è chiaro?”
“PORCA PUTTANA, e con te cosa credi che FACCIANO?”
“Fammi solo venire al posto di guida e Fammi venire al posto di guida e Fammi venire al posto di guida e BASTA, io queste merdate non le reggo più.
Mi sono rotto il cazzo. Gente che si addossa la colpa per cose non fatte. Gente che si addossa la colpa, che sarebbe di stronzi, eppure se l'addossa. Che accidenti vogliono darci a bere? Che verità vogliono insegnarci?
Il valore dell'amicizia? Eh? A quanto può essere bello solidale splendido? Eh? Questo?
Scrittori del cazzo.
Tutto è buono per darcela a bere, insomma. Ma cosa. MA COSA?? Un minimo di responsabilità, per Dio. Un minimo di serietà, kazzo. E alle persone ignare, non ci pensano, quando scrivono? Non ci riflettono, eh? E agli ignoranti? E alle persone sole? E a quelle che soffrono? Possibile che non gliene freghi assolutamente niente? E' possibile che siano incentrati così tanto sulla loro dannata trama da dimenticarsi di tutto il resto? E a chi soffre, chi ci pensa? Ci pensa nessuno, eh? E a chi non ha nessuno accanto? Nessuno? Eh?
Cosa devo pensare? Che sono uno scarto della società che non ha neanche più la possibilità di sperare, di sfiorare e vedere ciò che si proverebbe insieme a qualcun altro? E' così, eh? Che no posso nemmeno soffrire per un altro, che posso solo fare tutto per me stesso, eh? Che me ne sto semplicemente...
-Ehi.
-Ehi.
-Che hai?
-Niente, niente.
-Stai piangendo.
-No, io non sto affatto piangendo, se proprio lo vuoi sapere.
-Come vuoi.
-Ehi.
-Dimmi.
-Stasera non mi va proprio di starmene a casa.
Giornata uggiosa del kazzzzo.
-222
Kamikazeboy
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